Euristica della rappresentatività

L’euristica della rappresentatività è il processo automatico per cui associamo velocemente una persona ad un’immagine preesistente nel nostro cervello. È grazie a questa scorciatoia mentale che intuiamo che due persone sono una coppia, oppure padre e figlia. In linea di massima funziona, ma può portarci a fare delle gaffe, o peggio a prendere decisioni basate su un’interpretazione distorta della realtà.

In pensieri lenti e veloci Kahneman mostra come siamo pronti ad associare caratteristiche a categorie di cose e persone, creando rappresentazioni mentali, cioè stereotipi. Usiamo poi queste rappresentazioni per ipotizzare caratteristiche di persone che non conosciamo. Associamo la persona o la situazione ad un’immagine generale che ci siamo creati e da lì deduciamo informazioni che diamo più o meno per certe.

Le generalizzazioni sono uno dei metodi che noi esseri umani usiamo per semplificare la realtà e accumulare conoscenze col minimo consumo di spazio in memoria. E la causa di molti bias cognitivi.

In uno dei suoi studi il fondatore dell’economia comportamentale proponeva questo quesito:

“Steve è molto timido e chiuso. Sempre disponibile, ha però scarso interesse per le persone o il mondo della realtà. Anima mite e precisa, ha bisogno di ordine e struttura, e una passione per il dettaglio”. È più probabile che sia un bibliotecario o un agricoltore?

Come potrai immaginare, la maggior parte delle persone associava la descrizione allo stereotipo del bibliotecario. E dimenticava che negli Stati Uniti ci sono molti più agricoltori che bibliotecari.

Come tutte le euristiche, la rappresentatività è spesso utile perché fa risparmiare tempo, ma è anche uno strumento grossolano a cui non sempre è il caso di affidarsi. Ci aiuta ad inquadrare velocemente persone e situazioni senza farci troppe domande, ma rischia di essere un bias cognitivo che ci trattiene dall’usare il pensiero razionale.

Un altro aspetto negativo della rappresentatività è che contribuisce a non farci capire le statistiche. Kahneman lo spiega col problema di Linda:

“Linda, trentun anni, è single, molto intelligente e senza peli sulla lingua. Si è laureata in filosofia. Da studentessa si interessò molto ai problemi della discriminazione e della giustizia sociale, e partecipò anche a manifestazioni antinucleari.” 

È più probabile che Linda sia una cassiera di banca o una cassiera di banca femminista?

La seconda ipotesi ti sembrerà più probabile anche se è esattamente il contrario: le impiegate di banca femministe sono una piccola parte di tutte le impiegate di banca! Tuttavia il dettaglio del femminismo è coerente con la tua immagine mentale della donna e può trarti in inganno.

Si ripete l’errore del quesito del bibliotecario, in cui il concetto di probabilità viene distorto dalla maggior parte delle persone.

L’euristica della rappresentatività ci fa sembrare più probabili descrizioni con più caratteristiche, che sono per definizione meno probabili, perché si avvicinano di più alla rappresentazione mentale di una tipologia di individuo. Un paradosso che Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno chiamato Il meno è il più.