Euristica della disponibilità

L’euristica della disponibilità ci porta a basare la stima delle probabilità su ciò che sentiamo ripetere spesso o che è davanti ai nostri occhi o che ci colpisce particolarmente. Un evento ci sembra più o meno probabile in base a quanto facilmente ci vengono in mente esempi di fatti simili. 

Gli stessi Kahneman e Tversky, che per decenni hanno studiato i bias cognitivi, si resero conto che se interrogati sui tassi di divorzio tra i professori tendevano a cercare nella memoria i casi che conoscevano personalmente e a rispondere in base a quelli.

Kahneman ammette di esser stato convinto per anni che i politici tradissero più degli altri, finché si è reso conto che semplicemente i tradimenti degli altri sono meno interessanti per la stampa e per il pubblico.

La disponibilità è il motivo per cui crediamo che prendere l’aereo sia più pericoloso che andare in macchina. Gli incidenti aerei sono particolarmente drammatici e ci colpiscono, ma quelli d’auto sono molto più probabili e sarebbe logico averne più paura.

Questa scorciatoia mentale mostra l’indifferenza del sistema intuitivo del cervello per la qualità e la quantità delle informazioni. È chiaro che non si può rispondere ad una domanda su probabilità, incidenza, rischio senza consultare le statistiche. Tuttavia attribuiamo un valore spropositato alle informazioni che abbiamo, casualmente, a disposizione.

È un riflesso del WYSIATI – Quel che vedi è tutto quel che c’è: meccanismo su cui si basa il sistema intuitivo per saltare alle conclusioni. Quando andiamo col pilota automatico tendiamo a pensare che il mondo coincida con la piccola porzione che abbiamo davanti agli occhi. Per questo regolarmente ci stupiamo dei risultati delle elezioni se non rispecchiano l’orientamento politico della nostra cerchia.

L’euristica della disponibilità è in fondo uno stratagemma che il sistema automatico del nostro cervello usa per aggirare le domande sulla statistica, che non capisce. Di fatto sostituiamo la domanda sulla statistica con una più semplice: quante persone a cui è successo questo conosco? Quanto mi fa paura che succeda questa cosa? 

E poi facciamo il matching d’intensità: molte persone e molta paura diventano molto probabile.

La disponibilità non interviene solo in caso di domanda diretta, ma influenza inconsciamente le nostre convinzioni. Quando ti privi di fare qualcosa che ti piace perché pensi sia pericoloso, dai magari un’occhiata alle statistiche per capire se è effettivamente più rischioso di altre attività che svolgi regolarmente. Non è solo la gravità di quel che può succedere che conta ma soprattutto la probabilità che succeda.

Come ci spiega Kahneman, la nostra mente possiede anche un sistema riflessivo capace di occuparsi delle probabilità in modo serio, ma non è scontato che si attivi. Leggi il riassunto di Pensieri lenti e veloci se vuoi sapere come renderlo meno pigro per capire meglio realtà.

La disponibilità è un bias molto insidioso quando agisce a livello sociale.

Probabilmente conosci anche tu qualcuno che passa molto tempo davanti alla TV ed è terrorizzato da eventi estremamente improbabili. Se i media parlano in continuazione di un pericolo, si generano cascate di disponibilità che portano il pubblico a sopravvalutare il rischio, i media a parlarne ancora di più e i politici a dargli priorità anche se non sarebbe il caso. Politici e giornalisti sono in parte alla ricerca di audience e consensi, in parte vittime essi stessi dell’euristica.