Bias cognitivi: significato, cause, tipi

Bias cognitivi

Nel corso dell’evoluzione il cervello umano ha messo appunto meccanismi che hanno permesso alla nostra specie di sopravvivere e costruire civiltà. Si sono però rivelati un’arma a doppio taglio, capace di generare anche comportamenti poco adatti al mondo di oggi. Sono i bias cognitivi.

Cosa sono i bias cognitivi

I bias cognitivi sono errori sistematici del pensiero, cioè interpretazioni errate della realtà dovute al modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni. I bias, o distorsioni cognitive, si generano perché la nostra mente si è evoluta per permetterci di agire velocemente.

Azioni rapide richiedono velocità nell’analizzare le situazioni e nel decidere cosa fare, e motivazione per farlo, ma anche un archivio mentale che contenga principalmente cose (che ci sembrano) importanti.

Purtroppo velocità e qualità difficilmente vanno a braccetto. Ci troviamo a scegliere sulla base di dati parziali, interpretazioni sbagliate, pregiudizi e ricordi alterati. Non esattamente il modo migliore per destreggiarsi nella complessità del presente.

Cosa significa bias?

La parola bias arriva dall’inglese e ancor prima dal provenzale e dal francese col significato di inclinazione verso un certo modo di pensare e comportarsi. È associata agli stereotipi e ai pregiudizi. 

Nello specifico, il bias cognitivo è una tendenza ad andare in una precisa direzione nell’acquisizione di conoscenze e nei processi decisionali.

Qualche esempio? 

L’effetto dotazione è un bias che ci porta ad attribuire alle cose che possediamo un valore più alto per il solo fatto di possederle. Insieme all’avversione alla perdita e all’effetto certezza, ci porta a restare attaccati ad abitudini che non ci soddisfano, perché la paura di perdere ciò che abbiamo è più forte del desiderio di avere di meglio.

Le distorsioni cognitive sono state ampiamente studiate dalla psicologia cognitiva, da cui hanno attinto molto anche finanza ed economia comportamentali e ovviamente anche il marketing.

Ma perché soffriamo di bias cognitivi, come nascono?

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Cause dei bias cognitivi

I bias cognitivi esistono perché gli stratagemmi che la mente usa per risparmiare tempo ed energia funzionano mediamente bene, ma non sempre. In molti contesti funzionano malissimo.

In Pensieri lenti e veloci, Daniel Kahneman ci spiega che nel nostro cervello convivono due modalità di pensiero: il sistema 1, veloce, basato su intuizioni e pulsioni, e il sistema 2, lento, riflessivo e capace di ragionare.

Per quanto ti possa suonare strano e fastidioso, il sistema 1 è quello che prende la maggior parte delle decisioni, in modo che non dobbiamo fermarci in continuazione a chiederci come sarebbe meglio procedere. 

Questo meccanismo risale a quando eravamo cacciatori-raccoglitori e la velocità d’azione faceva spesso la differenza tra la vita e la morte. Davanti ad un animale feroce le analisi profonde lasciano un po’ il tempo che trovano, mentre agire d’istinto aumenta le probabilità di sopravvivere.

Senza il pensiero veloce-intuitivo difficilmente saremmo qui. Ma paradossalmente la realtà che abbiamo creato non si presta ad essere gestita con le modalità di pensiero primitive che continuiamo a usare.

Il sistema 1 non ragiona. Si limita ad usare associazioni di idee, automatismi e scorciatoie mentali chiamate euristiche, che possono dar luogo a bias cognitivi.

Ma cosa sono le euristiche?

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Euristiche e bias, differenze

Le euristiche sono scorciatoie che il nostro cervello usa per farsi un’idea rapida di un argomento e prendere decisioni velocemente. In genere ci semplificano la vita, facendoci risparmiare fatica mentale e tempo.

Ad esempio, l’euristica della disponibilità è un meccanismo per cui diamo a domande interne o esterne una risposta veloce pescata tra i nostri ricordi più vividi. È un meccanismo utilissimo nella vita quotidiana, che può diventare molto dannoso quando lo usiamo inconsciamente per risolvere questioni complesse, magari a partire da dati sbagliati o parziali o addirittura pregiudizi.

L’euristica della rappresentatività invece ci permette di dedurre informazioni sulle persone da altre loro caratteristiche più visibili, attraverso e associazioni di idee e stereotipi. Bambino con signore anziano? Nonno e nipote. Bambino con donna non troppo anziana? Madre e figlio.
Così si evita la fatica mentale di dover raccogliere tutte le informazioni da zero in ogni situazione. 

Purtroppo però stereotipi e luoghi comuni che ci permettono di andare col pilota automatico possono anche portarci fuori strada. Come nota Anna Maria Testa, se usate nella situazione sbagliata le euristiche si trasformano in vicoli ciechi e generano distorsioni cognitive.

Molti bias sono quindi il risvolto negativo delle euristiche. Tuttavia non tutti i bias sono causati da euristiche: a volte sono le emozioni che prendono il comando del cervello e generano errori del pensiero.

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Tipi di bias

Possiamo suddividere i bias in 4 categorie principali + 1:

  • Bias dell’attenzione
  • Bias di interpretazione
  • Bias del processo decisionale
  • Bias di memoria
  • Bias emotivi o bias “caldi”

Classifichiamo i bias in base alla funzione del cervello che riguardano principalmente. Ma la realtà è più complessa: ad esempio i bias dell’attenzione e quelli di interpretazione determinano anche cosa verrà memorizzato. I bias di memoria influenzano l’interpretazione della realtà. Quello che cattura la nostra attenzione e rielaboriamo influenza le nostre scelte. 

Più che a categorie pensa a dei vasi comunicanti, uno schema utile per capire e ricordare.

Bias attentivi 

I bias attentivi determinano la nostra tendenza a far caso ad alcune cose piuttosto che ad altre. Lo scopo è ridurre la quantità di informazione che arriva al cervello filtrando in base all’importanza. 

L’attenzione è il punto di partenza. Grazie a lei raccogliamo dati, parziali perché non abbiamo una capacità di elaborazione sufficiente a considerare il mondo nella sua interezza. Questi dati, collegati ad altri e reinterpretati, alimenteranno processi decisionali. Infine alcuni saranno memorizzati, altri no.

L’attenzione è a sua volta condizionata dalle informazioni che abbiamo già in memoria, soprattutto da quelle che sono stata registrate più di recente o abbiamo usato/sentito più spesso, secondo l’euristica della disponibilità. Ci aiutano a filtrare le informazioni anche l’effetto focus e il priming.

Vedi tutti i bias qui.

Bias interpretativi

I bias interpretativi rispondono al nostro bisogno di trovare un senso in quello che succede. La mente unisce i dati a sua disposizione, trasfigura e rielabora per offrire in ogni momento una rappresentazione del mondo coerente con i nostri bisogni presenti. Ci servono storie, quindi mettiamo in correlazione dati solo apparentemente collegati. E poi cerchiamo di confermare le nostre storie nel tempo, perché amiamo la stabilità.

Esempi di bias di interpretazione?

L’illusione di causalità, che ci porta a individuare rapporti di causa-effetto tra eventi che magari sono solo casualmente avvenuti a distanza ravvicinata. Sì, perché abbiamo seri problemi ad accettare che le cose possano avvenire per caso. Infatti tendiamo a vedere ovunque pattern, grazie al bias dell’illusione dello schema.

Bias della decisione

I bias del processo decisionale ci rendono più facili le scelte, ma al contempo ci spingono spesso verso quelle sbagliate. Abbiamo bisogno di credere che le nostre azioni servano, di essere capaci di svolgere dei compiti e di restare concentrati fino al raggiungimento dell’obiettivo. I bias ci trasmettono certezze, spesso irrazionali ma indispensabili per agire. 

Esempi di bias della decisione:

L’effetto eccessiva fiducia ci porta a sopravvalutare le nostre capacità. L’illusione di controllo ci fa credere che le nostre azioni siano in grado di produrre effetti superiori a quelli che sarebbe realistico aspettarsi.

La fallacia del costo irrecuperabile e l’intensificazione irrazionale degli sforzi ci spingono a impegnarci su un compito finché non lo portiamo a termine, purtroppo anche quando sarebbe più utile lasciar perdere.

Bias di memoria

I bias di memoria sono generati dalla nostra mente nell’intento di selezionare le informazioni da archiviare. Ricordare tutto è impossibile, quindi escludiamo ciò che non riteniamo utile per il futuro. Risparmiamo spazio semplificando: generalizzando il più possibile o estrapolando solo alcuni dettagli.

In questo processo valutiamo alcuni elementi più importanti di altri perché bizzarri, perché ci emozionano oppure solo perché si presentano più volte alla nostra attenzione o in forme che memorizziamo più facilmente, come le immagini.

L’effetto humor, l’effetto modalità, l’effetto spaziatura e la superiorità delle immagini sono alcuni esempi di bias che ci servono a scegliere cosa memorizzare, rapidamente e inconsciamente. 

Vedi tutti i bias di memoria.

Bias emotivi

I bias emotivi o “caldi” non sono tanto errori cognitivi quanto interferenze delle emozioni nella sfera cognitiva e decisionale. A volte distorciamo la realtà perché vogliamo vedere le cose in un modo che soddisfi i nostri bisogni più profondi: sentirci al sicuro, non danneggiare la nostra autostima e stare bene con noi stessi.

I bias emotivi possono essere legati ad esperienze e temperamenti individuali come a fattori culturali. Desideri o paure possono spingerci a credere o non voler credere a qualcosa perché ci fa sentire meglio, nonostante le prove dicano il contrario. O a distorcere i fatti per non mettere in discussione le nostre convinzioni o la visione di noi stessi. 

I bias emotivi sono i più trasversali di tutti: interferiscono con l’attenzione, l’interpretazione, le scelte e i ricordi, quando sono alterati da sentimenti e pulsioni.

Esempi di bias emotivi?

Preferiamo credere che l’essenza della nostra personalità si conservi nel tempo e attraverso il bias di auto-coerenza reinterpretiamo le azioni passate per allinearle alle nostre opinioni attuali.

Invece il pregiudizio egoistico ci spinge a svolgere analisi e prendere decisioni con l’obiettivo inconscio di fare il nostro esclusivo interesse. O a dare a enti esterni la colpa dei nostri fallimenti mentre ci prendiamo i meriti dei successi, per mantenere alta l’autostima.

Qui c’è la lista completa dei bias.

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Conseguenze negative dei bias

Se usiamo troppo il sistema automatico e veloce (e di solito lo facciamo) finiamo per rappresentarci una realtà che non esiste e prendere decisioni sbagliate. Le euristiche possono andar bene per gestire le nostre azioni quotidiane, ma se applicate a problemi complessi producono bias. In questi casi abbiamo bisogno del pensiero lento, della matematica e delle statistiche, che il nostro inconscio non riesce proprio a capire.

Possiamo riassumere così le innumerevoli conseguenze negative dei bias cognitivi:

  • Ci rendono difficile risolvere i problemi enormi che abbiamo creato, per la vita sul pianeta e per la nostra società.
  • Ci portano a decisioni personali e collettive irrazionali, della cui irrazionalità non siamo minimamente consapevoli.
  • Favoriscono le gabbie mentali e le convinzioni limitanti, quindi l’infelicità.
  • Ostacolano la comunicazione e le relazioni positive.

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Quanti bias cognitivi esistono?

I bias cognitivi sono circa 200, ma la lista tende ad allungarsi man mano che i ricercatori scoprono di più su come funziona il nostro cervello.

Qui trovi tutto l’elenco aggiornato costantemente, con spiegazione di ogni bias e link per chi vuole approfondire. 

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12 Bias comuni

Secondo Christopher Dwyer tra i più comuni bias cognitivi ci sono:

  1. Effetto Dunning-Kruger
  2. Bias di conferma
  3. Bias self-serving
  4. Bias del senno di poi e maledizione della conoscenza
  5. Bias del pessimismo e dell’ottimismo
  6. Fallacia del costo irrecuperabile
  7. Bias di negatività
  8. Declinismo
  9. Effetto backfire
  10. Errore fondamentale d’attribuzione
  11. Bias in-group/out-group
  12. Effetto Forer/Barnum 

Qui trovi la lista completa dei bias con spiegazione e link agli approfondimenti.

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Siamo tutti colpiti dai bias cognitivi?

Purtroppo sì, i bias cognitivi sono errori di sistema prodotti inevitabilmente nel funzionamento del nostro cervello in modalità veloce. Forse ti sembrerà strano, perché il bias del punto cieco ti rende difficilissimo riconoscere i tuoi stessi bias, mentre puoi vederli più chiaramente negli altri. Già nella Bibbia si parlava di notare la pagliuzza nell’occhio del vicino ma non la trave nel proprio occhio…

Come fare allora per evitare i bias?

Puoi cercare di superare/aggirare le distorsioni cognitive così: 

  • Conoscendole.
    Studiandole e ripassando la lista di tanto in tanto. Così le avrai sempre a portata di mano nella memoria e l’euristica della disponibilità ti aiuterà a riconoscerle quando si attivano nella tua mente.
  • Mettendo in discussione le tue opinioni e fermandoti a riflettere, per attivare il pensiero lento e razionale.
  • Coltivando la consapevolezza dei tuoi pensieri ed emozioni.
    La meditazione e lo yoga ad esempio rallentano l’attività del cervello rettile e regalano tempo per ragionare prima di agire. Possono aiutarti a non identificarti con le elaborazioni della tua mente e a cambiare punto di vista.

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Libri sui bias cognitivi

Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman è un classico sui bias cognitivi e le euristiche. Scritto da uno dei più grandi esperti in materia, ma con un linguaggio semplice, è ricco di aneddoti che ti stupiranno su quanto possiamo usare male il nostro cervello. Persino gli esperti, se non fanno niente per impedire che si inneschi il pilota automatico della mente, rischiano di commettere errori su conoscenze basilari del proprio campo.

In questo libro Kahneman racconta molti degli esperimenti che hanno portato lui e Amos Tversky a scoprire o confermare molte distorsioni cognitive oggi conosciute, a fondare l’economia comportamentale e vincere un Nobel.

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