Introversi e lavoro: sceglierlo, adattarsi, fiorire

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Le esigenze degli introversi non sempre si sposano bene con il mondo del lavoro, che punta sempre più sul lavoro di gruppo, la condivisione e la creazione di reti. Ma per fortuna gli introversi hanno solo bisogno di trovare – o costruire – la situazione giusta per far fiorire le loro grandi risorse.

Si tratta di capire in quali compiti possiamo dare il meglio; riconoscere le situazioni in cui rischiamo di metterci in cattiva luce e così evitarlo; armarci di diplomazia e conquistare spazi per concentrarci e riprendere fiato. E ricordarci che possiamo anche andare contro la nostra natura ogni tanto, ma solo per perseguire i nostri valori.

Ma vediamo meglio!

Luoghi di lavoro per introversi

Gli open space che oggi vanno molto di moda possono essere problematici per le persone introverse, per due motivi. Innanzitutto per il rumore e la confusione, che possono essere molto disturbanti. Poi per le interruzioni da parte dei colleghi, che in questi luoghi sono più facili e sembrano naturali e necessarie.

Purtroppo in questi ambienti è facile che i colleghi prendano come un rifiuto personale la tua scarsa propensione a chiacchierare mentre sei nel bel mezzo di un task, dice J. B. Kahnweiler.

Probabilmente non ti piace proprio fare conversazione ma solo discutere di cose che ti interessano davvero e così socializzare diventa complicato. Ma ci sono modi per aggirare il problema!

Secondo Jane Finkle, un introverso può creare connessioni parlando con le persone singolarmente e di ciò che gli sta a cuore, magari partendo da esperienze in comune, facili da scoprire su LinkedIn e i social.

Checché ne dicano i colleghi, gli introversi hanno bisogno di pace sia per concentrarsi che per ricaricare le batterie. L’ideale sarebbe avere un ufficio in cui rinchiudersi all’evenienza, ma spesso è un’utopia. Così un introverso dovrà dar fondo a tutte le sue doti comunicative e diplomatiche per rendere la sua postazione più tranquilla possibile o assicurarsi momenti di tranquillità nelle pause. Se non lo fa rischia di ritrovarsi esausto. 

Un celebre introverso, il prof. Brian Little, si è ritrovato così incastrato tra la sua fama di insegnante divertente e le continue richieste degli studenti, da ignorare i segnali che gli mandava il suo corpo per chiedergli di rallentare. È poi finito in ospedale con una polmonite molto grave e da allora le esigenze di riposo dettano la sua agenda.

Non sempre la quiete totale è la condizione di lavoro migliore. Ad esempio Susan Cain, che ha fatto della sua introversione una carriera, ha scritto Quiet in un caffè. Lo spazio ipertranquillo che aveva allestito nel suo studio si è rivelato troppo poco stimolante, mentre il rumore di fondo e il movimento del locale la aiutavano a stare nel flusso. Ma c’è una differenza sostanziale tra gli avventori di un bar e i tuoi colleghi: i primi non ti fanno domande.

Lavoro di gruppo per introversi

Per gli introversi prendere la parola di fronte a tante persone è stressante. Quante siano tante persone è soggettivo, forse già cinque. Non si tratta solo di timidezza, perché non tutti gli introversi sono timidi, è proprio una questione di livello di stimolazione che arriva al cervello, proporzionale al numero di persone con cui si interagisce in un determinato momento.

Secondo Jennifer B. Kahnweiler, nelle aziende in cui si dà molto rilievo al lavoro di gruppo un estroverso può essere considerato lento, perché più restio ad esprimersi. Vuole soppesare bene i pro e i contro delle sue idee prima di comunicarle e facilmente appare poco propositivo, asociale o poco sveglio.

Come fare a confrontarsi e collaborare con i colleghi, quindi? 

Gli introversi comunicano meglio in piccoli gruppi. Ma danno il meglio quando hanno ampi spazi per concentrarsi liberamente senza interruzioni e possono confrontarsi proficuamente con gli altri solo quando hanno già analizzato bene i problemi per conto loro, o portato a termine un compito.

Susan Cain suggerisce forme di collaborazione asincrona come l’email, che danno la possibilità di  affrontare un compito separatamente e scegliere quando parlarne con i colleghi, anziché produrre il lavoro insieme. in questo modo ognuno è libero di dar spazio al fluire dei propri pensieri. Non c’è pensiero collettivo, solo dialettica.

Questo vale sempre, perché per accedere ad una concentrazione profonda e svolgere quello che Newport chiama deep work serve tempo senza distrazioni sufficientemente lungo. Ma vale soprattutto per i compiti creativi, perché la collaborazione inibisce: si tende ad allineare o al più contrapporre la propria opinione a quella degli altri.

Scegliere un lavoro per introversi

Se sei una persona introversa, prima di iniziare un nuovo lavoro dovresti chiederti:

  • Comporta attività che mi sono congeniali come ad esempio scrivere, leggere, elaborare strategie o fare ricerca?
  • Avrò un ufficio separato o una postazione in un spazio condiviso dove sarò sottoposto a continue richieste?
  • Avrò abbastanza tempo per riposarmi la sera o nel fine settimana?

Scegli un lavoro in cui puoi sfruttare i tuoi punti di forza.

Gli introversi sono portati per l’analisi e l’elaborazione di strategie. Pensa quanto potrebbe esserti utile la tua scrupolosità per presentare la soluzione ad un problema con un’ampia serie di dati e anticipando tutte le possibili obiezioni del pubblico.

La maggior parte degli introversi sa pesare bene le parole. E ci sono professioni in cui l’arte della diplomazia è molto ricercata, come l’avvocato negoziatore, il diplomatico, il portavoce.

Inoltre molte persone creative sono introverse. Sei una di loro? Se sì, ricordatene.

Infine non fermarti al nome del lavoro, ma informati bene sulle attività da svolgere: professioni apparentemente sociali come l’organizzatore di eventi o di community significano giornate intere soli col computer. Dietro a un lavoro d’ufficio si possono invece nascondere le insidie di continue riunioni e colleghi invadenti.

Come può un introverso affrontare compiti da estroverso

Un introverso può affrontare con risultati onorevoli anche compiti più adatti a un estroverso, però deve essere motivato, perché per lui sarà quasi impossibile simulare un entusiasmo che non ha.

Susan Cain ne è convinta e ricorda come Al Gore sia molto più convincente come attivista per l’ambiente di quanto non fosse come candidato alle presidenziali.

Se il tuo lavoro ti richiede sforzi di estroversione quasi costanti, avrai bisogno di ritagliarti momenti di calma, come piccole pause senza interazione sociale tra una chiamata di lavoro e l’altra. Se fai un mestiere di questo tipo, devi capire se ti basterà essere te stesso la sera e nei fine settimana per non esaurire le forze.

È importante anche capire che gli altri possono non vedere di buon occhio certi atteggiamenti che per te sono naturali. In alcuni casi prendersi il tempo per analizzare una questione a fondo può farti apparire lento e poco collaborativo. È importante capire bene cosa si aspetta da te il tuo capo, o il cliente, regolarti di conseguenza o eventualmente far presente che avrai bisogno di più tempo. La comunicazione è fondamentale!

E ricordati che gli introversi non sono portati per l’improvvisazione, quindi fai il possibile per arrivare preparato alle riunioni. Cerca di sapere con sufficiente anticipo date e tema delle presentazioni che dovrai eventualmente tenere.

Infine sappi che parlare in pubblico è un’arte che si può imparare, con la pratica e con i corsi.

Fare networking è sempre più indispensabile ed è un’altra nota dolente per gli introversi, che odiano attaccare bottone e chiacchierare dei fatti del giorno con gli sconosciuti. Ma per fortuna c’è internet, con LinkedIn e altre piattaforme dove ci si può connettere con altri professionisti scrivendo, una cosa che molti introversi sanno fare bene. E poi c’è la distanza, che aiuta a superare le inibizioni.

Sei introverso? Scoprilo con un test!

Anche gli introversi possono essere leader

La maggior parte di noi immagina i leader come un trascinatore di folle, capace di instillare ispirazione e motivazione col solo potere di parole e gesti. La realtà è che almeno il 40% dei manager si dichiara introverso. E tra i migliori capi d’azienda, quelli che hanno portato i più grandi risultati misurabili, tanti sono introversi.

Strano ma vero! Dei leader introversi parliamo qui.