Mindset: quello giusto ti cambia la vita

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Tra “non ci riesco” e “non ci riesco ancora” c’è una sola parola di differenza, ma potentissima. Scopri perché il mindset giusto può cambiarti la vita, come insegna Carol Dweck, che da decenni studia i suoi effetti sui risultati scolastici e sui comportamenti sociali dei ragazzi.

“Sin dall’università mi ha sempre incuriosito il fatto che alcuni bambini si tirino indietro davanti alle sfide e rinuncino di fronte agli ostacoli, mentre altri cercano avidamente le sfide e davanti agli ostacoli si impegnano ancor di più. ”
Carol Dweck

Mindset e falsi miti

Il mindset è l’atteggiamento mentale con cui si osserva e si affronta la vita, l’approccio alle cose, la forma mentis. È formato dalle nostre convinzioni, legate a indole, educazione ed esperienze, e influenza le nostre azioni e le nostre performance. 

Spesso il mindset diventa una profezia che si autoavvera. 

Ad esempio, se pensiamo che non saremo mai capaci di parlare in pubblico, è molto probabile che evitiamo di farlo privandoci dell’allenamento che ci porterebbe a migliorare. Magari parleremo in pubblico quando costretti, ed essendo nervosi e inesperti non lo faremo bene, confermando la nostra convinzione di essere un caso disperato. 

Oggi forma mentis e mindset non sono esattamente sinonimi. Forma mentis rimanda alle strutture di pensiero tipiche di chi svolge determinati studi o professioni, mentre mindset indica un approccio generale alla vita ed è molto usato nel campo della crescita personale e del coaching.

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Mindset statico: cos’è

Avere un mindset statico significa essere convinti che le nostre capacità siano incise nella pietra e assegnate alla nascita. O sei portato per una cosa o non lo sei, insomma.

Chi ha un mindset statico è portato a credere di non poter fare un lavoro molto diverso da quello dei propri genitori, di non potere guadagnare più di una certa cifra, di non poter avere una vita diversa da quella che ha.

Spesso sento dire “non posso fare yoga perché non sono flessibile”. Ma la flessibilità è il risultato di un allenamento costante. Si può essere più o meno flessibili per DNA, ma le possibilità di miglioramento sono molto ampie per chiunque abbia voglia di lavorarci. 

Allo stesso modo è anche vero che chi non si muove e non fa stretching non sarà flessibile neanche se predisposto geneticamente. Senza la pratica, le nostre doti naturali non possono esprimersi a pieno.

Carol Dweck ha notato che gli studenti con un mindset statico vedono le sfide come esami in cui si decide il loro essere irreversibilmente giusti o sbagliati: il fallimento fa molta paura e ogni prova diventa un pericolo da evitare.

Quando un test va male, lo studente con mindset statico non pensa che la prossima volta sarà meglio prepararsi bene, ma che la prossima volta sarà meglio copiare. Spera che a qualcun altro sia andata peggio. Non cerca di imparare dai propri errori, non li vuole proprio vedere: uno studio ha rilevato scarsissima attività cerebrale di fronte ai propri compiti corretti in ragazzi con questo tipo di approccio.

Questa visione può condizionare ogni aspetto della vita. E il rischio è che si rinunci in partenza alle proprie aspirazioni, consapevolmente, o escludendole inconsapevolmente dal proprio campo visivo.

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Mindset di crescita: cos’è

Un mindset di crescita o dinamico – o mindset positivo – è la convinzione che capacità e qualità si possono coltivare con impegno e costanza. Chi ha un mindset di crescita si focalizza sul processo di apprendimento e sul raggiungimento degli obiettivi, senza lasciarsi scoraggiare dalle condizioni iniziali.

Ovviamente, se pensi di potercela fare sarai più motivato a studiare, esercitarti, fare esperienza. Invece, se sei cresciuto con l’idea che tutto sia più o meno prestabilito sarai più portato ad accontentarti ed evitare le difficoltà, rischiando di confermare le tue convinzioni. Convinzioni limitanti, le chiamerebbe qualcuno.

Poiché qualunque obiettivo implica delle sfide da superare, per realizzare noi stessi abbiamo bisogno di credere di poter progredire. Altrimenti rischiamo di rinunciare in partenza o di autosabotarci nei modi più fantasiosi.

Secondo Carol Dweck, gli studenti con un mindset di crescita vedono prove e ostacoli come un modo per sviluppare le proprie capacità: sanno che imparando cose nuove, difficili, si diventa più intelligenti. I feedback non spaventano perché non sono valutazioni delle capacità innate ma informazioni preziose per migliorare. Perciò chi ha questo tipo di approccio cerca di far tesoro dei propri errori: è stato infatti rilevata un’attività cerebrale intensa davanti ai propri test corretti negli studenti con mindset dinamico. 

Non è che le persone con un mindset di crescita credano che non esista il talento, che non si possa essere più o meno portati per una cosa, o che disponiamo tutti delle stesse risorse. Però sanno che con l’impegno, la giusta strategia e i consigli, le abilità di partenza possono fiorire. 

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Differenze tra mindset statico e mindset dinamico

Le persone che hanno un mindset statico e quelle che hanno un mindset dinamico si comportano in modo diametralmente opposto. Ecco le differenze!

Nel mindset statico:

  • L’intelligenza è vista come una caratteristica innata, quindi si evita di fare cose difficili per paura di apparire stupidi.
  • Si fugge di fronte alle sfide. 
  • Davanti agli ostacoli ci si tira indietro.
  • Si considera la fatica come una perdita di tempo.
  • Si ignorano le critiche costruttive, o peggio ci si offende con chi le fa.
  • Si vedono i successi degli altri come una minaccia li si attribuisce a fortuna, privilegi, doti innate.
  • Poiché i pensieri portano ad azioni che confermano i pensieri, il mindset statico si autoalimenta. 

Nel mindset dinamico:

  • L’intelligenza è considerata una caratteristica in costante evoluzione, quindi:
  • Si ha voglia di imparare.
  • Ci si lancia in sempre nuove sfide.
  • Non ci si fa scoraggiare dagli errori ma si insiste e si guarda avanti.
  • Si vede la fatica come un mezzo per acquisire capacità e esperienza.
  • Le critiche possono diventare spunti per migliorare, cioè dei feedback. 
  • Si impara e ci si fa ispirare anche dai successi altrui.
  • Chi ha un mindset di crescita raggiunge livelli superiori di conoscenza e abilità e così conferma il senso di controllo e di libertà di scelta.

La realtà ha sempre molte più sfumature, e forse ti riconoscerai in uno o nell’altro profilo a seconda delle circostanze.

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Insegnare il mindset di crescita

Per fortuna il mindset di crescita si può insegnare! O per dirla in un modo che ci piace di più: possiamo educare al mindset positivo. Ma come?

Per iniziare, non è una buona idea fare i complimenti ai bambini per l’intelligenza e le abilità, perché questo induce una visione statica e pericolosa. Chi è “bravo” si identificherà con questa capacità e potrebbe iniziare ad aver paura di non essere all’altezza delle aspettative. Chi non riceve complimenti invece crederà di essere sbagliato. 

Ma anche premiare i buoni risultati è pericoloso perché:

  • Chi ha buoni risultati tende ad essere contento, ma solo finché non ottiene un risultato inferiore.
  • Chi non ha buoni risultati si sente stupido e gli passa la voglia di apprendere, per cui tende a raggiungere risultati via via peggiori.

Per trasmettere un mindset dinamico è necessario valorizzare i progressi. Così i bambini, e gli studenti in genere, possono imparare a focalizzarsi sul processo anziché identificarsi con doti innate o risultati temporanei. Perché passare dal pensare di non saper fare una cosa al pensare di non saper ancora fare una cosa può fare tutta la differenza del mondo. 

E in ogni caso vale sempre la pena ricordare che valiamo nonostante tutto. Siamo abbastanza, come direbbe Marisa Peer. 

Da quarant’anni Carol Dweck – psicologa, ricercatrice e docente alla Stanford University – studia gli effetti del mindset e promuove programmi scolastici innovativi. Ed ha visto con i suoi occhi che educando i ragazzi a credere nelle proprie potenzialità si ottengono risultati entusiasmanti. 

È autrice del bestseller Mindset: The New Psychology of Success, uscito in italiano come Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo.

Un suo famoso Ted talk prende spunto da una scuola di Chicago dove il giudizio per gli studenti che non passano gli esami è “Non Ancora”. Un modo efficace per trasmettere il concetto che l’apprendimento è un percorso che può avere tempi diversi. 

The power of yet – il potere di non ancora –  è il potere di credere che puoi migliorare, non a caso titolo di un altro talk della stessa ricercatrice (The power of believing that you can improve). 

Se hai un mindset positivo, non è detto che i tuoi figli o allievi riescano ad assorbirlo per osmosi. Scopri quali sono gli errori più comuni che possono impedirti di trasmettere il mindset di crescita.

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Mindset e risultati scolastici

Quando si spiega agli studenti che imparando qualcosa di nuovo e difficile si diventa più intelligenti perché nascono nel cervello nuove potenti connessioni, gli studenti  tendono a migliorare il loro andamento. Dweck l’ha sperimentato in diversi studi e programmi scolastici, ormai con migliaia di studenti, anche in difficoltà e provenienti da quartieri difficili, anzi specialmente con loro, che più spesso credono di non potercela fare.

Negli Stati Uniti ci sono gruppi di studenti che hanno costantemente risultati scarsi, in alcune città dell’interno, nelle riserve dei nativi americani, o in quartieri difficili. La cosa va avanti da così tanto tempo che molte persone e gli stessi allievi credono sia una realtà che non si può cambiare. 

Ma quando gli insegnanti riescono a trasmettere ai ragazzi l’idea che l’impegno serve a migliorare, che affrontando materie complicate si diventa più intelligenti, le cose cambiano.

Ad esempio, dopo un anno di educazione al mindset di crescita, allievi di una scuola del Bronx che erano inizialmente molto indietro sono riusciti ad ottenere il risultato migliore al test di matematica statale. E studenti nativi americani di una riserva son passati dal fondo alla cima della classifica del loro distretto, che comprendeva sezioni di Seattle, nel giro di un anno e mezzo. 

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Mindset e guarigione

Che l’atteggiamento mentale abbia un ruolo decisivo nei processi di guarigione è ormai un dato di fatto. I ricercatori hanno osservato il legame tra mindset positivo e risposta alle terapie in così tanti studi, che non si chiedono più se esista o meno, ma vogliono capire a fondo come funziona. 

Alcuni esempi sono diventati famosi grazie ai racconti dei loro protagonisti, che hanno cercato di ispirare il mondo con libri o discorsi diventati virali.

In Game Changers, What Leaders, Innovators, and Mavericks Do to Win at Life, Dave Asprey racconta la storia di JJ Virgin e di Grant, suo figlio adolescente entrato in coma dopo essere stato investito da un pirata della strada e  pian piano tornato alla vita di prima contro le aspettative dei medici. 

Secondo Asprey, gli interventi chirurgici, le cure e la nutrizione avanzata non avrebbero avuto lo stesso effetto se JJ non avesse sempre dato per scontato e trasmesso a Grant l’idea che sarebbe completamente guarito. Una storia poi raccontata nel libro Miracle Mindset.

In How to Become Unbreakable – come diventare indistruttibili – l’ex giocatore di football americano Devon Still racconta come si è ripreso da diversi infortuni che minacciavano di stroncare la sua carriera, per poi combattere insieme alla sua bambina una gravissima malattia e sconfiggerla, convinti che ogni prova sia la preparazione per qualcosa di bello che deve ancora arrivare.

Roberta Liguori, mental trainer, racconta che a detta degli stessi medici è stato il suo atteggiamento a rendere incredibilmente efficaci le cure e permetterle di guarire da un cancro particolarmente aggressivo.

Queste sono solo le prime tre storie su mindset e guarigione che mi sono venute in mente, ma potrei raccontarne molte altre. Anzi, sicuramente lo farò.

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